Un’Abramović, strumenti da ascoltare con il corpo e i sogni di Fellini: le sorprese che entreranno nei musei italiani
Un’opera di Marina Abramović destinata alla nuova GAMeC di Bergamo, strumenti musicali che permettono di percepire il suono attraverso le vibrazioni e alcune pagine da recuperare per ricomporre il celebre Libro dei Sogni di Federico Fellini. Sono soltanto alcune delle curiosità emerse dai risultati del PAC 2026, il Piano per l’Arte Contemporanea promosso dal Ministero della Cultura per ampliare e valorizzare le collezioni pubbliche italiane.
Il programma ha selezionato 29 progetti distribuiti in 15 regioni, sostenuti attraverso un investimento complessivo di 3 milioni di euro. Le iniziative coinvolgono istituzioni molto diverse: grandi gallerie nazionali, musei civici, fondazioni, università, archivi, pinacoteche e luoghi culturali situati in centri di dimensioni ridotte. La geografia dei vincitori si estende da Bolzano a Palermo, passando per Parma, Bergamo, Faenza, Ravenna, Napoli, Sassari, Potenza e Lecce.
La prima particolarità riguarda il significato stesso di “collezione museale”. Le opere selezionate non sono esclusivamente quadri o sculture tradizionali. Tra i progetti compaiono video, fotografie, installazioni sonore, archivi, libri d’artista, ceramiche, mosaici e lavori partecipativi pensati per essere attivati insieme al pubblico. Il patrimonio contemporaneo, quindi, può comprendere un oggetto da osservare, un suono da produrre, un documento da ricomporre o un’esperienza da vivere.
La distribuzione dei fondi segue tre linee. Quindici progetti riguardano acquisizioni di opere, collezioni o archivi, dodici finanziano la produzione di nuovi lavori e due sono dedicati alla valorizzazione di donazioni già entrate nel patrimonio pubblico. Questa suddivisione chiarisce un aspetto spesso poco conosciuto: un museo non cresce soltanto comprando opere già esistenti. Può commissionarne di nuove, recuperare materiali dispersi e rendere accessibili raccolte ricevute in dono.
Perché un’opera di Marina Abramović entrerà nella GAMeC?
La GAMeC di Bergamo arricchirà la propria raccolta con sei opere, selezionate nell’ambito del progetto “Galassia”. Tra queste figura Art Must Be Beautiful… Artist Must Be Beautiful, uno dei lavori più riconoscibili di Marina Abramović, nato come performance nella metà degli anni Settanta.
Nel video, l’artista si pettina con crescente violenza mentre ripete una frase che associa l’arte e l’artista all’obbligo della bellezza. Il gesto mette in discussione le aspettative estetiche rivolte alle donne, la trasformazione del corpo in immagine pubblica e il rapporto tra sofferenza e creazione. L’ingresso del lavoro nella raccolta bergamasca dimostra come una performance possa diventare patrimonio permanente attraverso fotografie, filmati e materiali documentari.
Come si ascolta un’opera senza affidarsi soltanto all’udito?
A Parma l’arte contemporanea assumerà la forma di tre strumenti sonori interconnessi realizzati dall’artista e compositore Tarek Atoui. Il progetto “Wind Fields and Metal Flowers” comprende Organ Within del 2022, Metal Sunflower del 2025 e Metal Seats and Plates del 2026.
Le opere entreranno nella collezione della Casa del Suono e saranno presentate anche nella programmazione di ParCO – Parma Contemporanea. Il contributo ministeriale ammonta a 162.000 euro, ai quali si aggiunge un cofinanziamento comunale. La caratteristica più interessante riguarda l’accessibilità: i dispositivi trasformano i suoni in vibrazioni percepibili attraverso il corpo, favorendo la partecipazione delle persone sorde. Sono previsti anche laboratori con giovani musicisti e momenti collettivi durante i quali gli strumenti potranno essere attivati.
Cosa c’entra Federico Fellini con l’arte contemporanea?
Il Fellini Museum di Rimini lavorerà alla ricomposizione del Libro dei Sogni, il grande diario illustrato nel quale il regista annotò per decenni sogni, personaggi, paure e visioni. Il progetto finanziato è significativamente intitolato “Le pagine recuperate”.
La curiosità sta nella natura dell’opera: non si tratta di un film né di una sceneggiatura, bensì di un archivio personale composto da testi e disegni. Recuperarne le parti significa ricostruire un laboratorio creativo capace di mostrare come le immagini cinematografiche potessero nascere da appunti intimi, caricature e scene immaginate durante il sonno.
Perché ceramica e mosaico raccontano il presente?
A Faenza, 100.000 euro consentiranno al Museo Internazionale delle Ceramiche di ampliare la collezione con opere realizzate negli ultimi settant’anni. Il progetto “Le metamorfosi della ceramica contemporanea” punta a documentare l’evoluzione di un materiale antichissimo, oggi utilizzato anche per sculture sperimentali e ricerche concettuali.
A Ravenna, invece, il MAR produrrà un nuovo progetto di Shahzia Sikander dedicato alle “Geografie del mosaico contemporaneo”. La scelta crea un collegamento tra una tecnica profondamente legata alla storia della città e il linguaggio di un’artista internazionale conosciuta per opere che intrecciano miniature, animazione, identità culturale e trasformazioni politiche.
Quali altre opere insolite entreranno nelle raccolte pubbliche?
L’elenco comprende un libro cucito di Maria Lai destinato alla Pinacoteca nazionale di Sassari, nuove acquisizioni dedicate a Carla Accardi nell’Università di Padova e un progetto per ampliare la sezione sull’Arte Povera della Galleria Nazionale di Roma.
Al Museo Egizio di Torino verrà prodotta una nuova opera intitolata “Il gesto, custode del senso”, mentre il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia svilupperà un intervento per riattivare la propria collezione contemporanea. Il PAC 2026 mostra così che l’arte recente può dialogare anche con reperti archeologici, paesaggi alpini, orti botanici e archivi urbanistici.
La sorpresa più significativa è proprio questa: il contemporaneo non occupa un unico tipo di museo. Può entrare in una pinacoteca, in una casa dedicata al suono, in un museo della ceramica o accanto a collezioni antiche, offrendo nuove chiavi per leggere luoghi e patrimoni che sembravano già completamente raccontati.
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