Ti senti bene? La pressione alta può non farsi notare: ecco perché tanti casi restano nascosti

Ti senti bene? La pressione alta può non farsi notare: ecco perché tanti casi restano nascosti
pressione alta

Sentirsi in forma non significa necessariamente avere una pressione arteriosa nella norma. È proprio questa una delle caratteristiche che rendono l’ipertensione difficile da individuare: può essere presente senza provocare disturbi evidenti, lasciando una persona inconsapevole per molto tempo.

Un’importante ricerca condotta da Oxford Population Health su circa 1,4 milioni di adulti in Inghilterra ha mostrato quanto possa essere ampio questo fenomeno. Il 37% dei partecipanti risultava avere ipertensione, ma nel 59% dei casi la condizione non era stata precedentemente individuata. Anche tra chi assumeva uno o più farmaci per abbassare la pressione, circa la metà presentava valori ancora elevati, pari o superiori a 140/90 mmHg. Lo studio, basato su persone entrate nel programma Our Future Health tra il 2022 e il 2025, è stato pubblicato su BMJ Public Health.

Il problema riguarda fasce d’età molto diverse. Nella ricerca la prevalenza passava dal 15% tra i 18 e i 39 anni al 71% tra gli over 80. Dopo la standardizzazione per età, inoltre, l’ipertensione risultava più frequente negli uomini rispetto alle donne: 42% contro 29%.

La situazione assume ancora più peso osservando i dati mondiali. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2024 circa 1,4 miliardi di adulti tra 30 e 79 anni convivevano con l’ipertensione, pari a circa un terzo della popolazione mondiale di quella fascia d’età. Circa 600 milioni, il 44%, non sapevano di averla e soltanto il 23% aveva valori adeguatamente controllati.

Numeri che spiegano perché misurare la pressione non dovrebbe essere un’abitudine riservata esclusivamente a chi avverte un malessere.

Perché la pressione alta può passare inosservata?

Perché l’ipertensione spesso non produce sintomi riconoscibili. Mal di testa, vertigini o altri disturbi possono verificarsi soprattutto quando i valori raggiungono livelli molto elevati, ma la loro assenza non permette di escludere il problema.

L’OMS sottolinea proprio questo punto: nella maggior parte dei casi chi ha la pressione alta non avverte sintomi e la misurazione resta il principale sistema per accorgersene. L’ipertensione persistente può nel tempo aumentare il rischio di problemi cardiovascolari, ictus e danni renali.

Eppure il falso mito dei “sintomi rivelatori” è ancora diffuso. Nell’Italian Heart Behavior Survey, ricerca AstraRicerche realizzata nel 2026 su 1.011 italiani tra 30 e 75 anni e 200 medici, il 55,1% dei cittadini intervistati riteneva che chi ha la pressione alta se ne accorga sempre attraverso disturbi fisici.

Gli italiani controllano davvero la pressione?

Solo una parte lo fa con continuità. Secondo la stessa indagine, il 49,4% degli italiani considera la pressione arteriosa un parametro importante da controllare, ma la quota di chi la considera importante e dichiara effettivamente di monitorarla scende al 33%.

Il comportamento cambia spesso quando compare un disturbo: il 28,2% degli intervistati afferma di misurare la pressione in presenza di malessere, percentuale che sale al 35,8% tra le donne e scende al 20,8% tra gli uomini. Il 16,8% effettua invece un controllo quando percepisce palpitazioni.

È proprio l’assenza di sintomi, però, a rendere utile un approccio regolare e concordato con il proprio medico, soprattutto in presenza di fattori di rischio o con l’avanzare dell’età.

Perché annotare i valori può essere importante?

Perché una singola misurazione racconta soltanto ciò che accade in un preciso momento. Pressione e frequenza cardiaca possono variare nel corso della giornata in relazione ad attività fisica, riposo, stress, farmaci e numerosi altri fattori.

Le linee guida della European Society of Cardiology comprendono infatti il monitoraggio domiciliare e quello ambulatoriale tra gli strumenti utilizzabili nella valutazione della pressione arteriosa.

Nelle abitudini quotidiane resta però un problema: oltre la metà degli italiani che misura la pressione a casa non registra i valori, mentre il 26,6% utilizza ancora un diario cartaceo. Tra i medici intervistati, l’88% considera importante poter analizzare l’andamento nel tempo e l’86,5% ritiene utile disporre di un report strutturato.

Uno storico ordinato può quindi rendere più semplice la condivisione delle informazioni con il professionista sanitario, al quale spetta l’interpretazione clinica.

Uno smartwatch può sostituire il misuratore tradizionale?

Al momento no: dipende dalla tecnologia utilizzata e dalla validazione del dispositivo. L’interesse verso gli indossabili è comunque elevato. L’80,6% degli italiani coinvolti nell’indagine AstraRicerche considera lo smartwatch un possibile alleato per la salute e la pressione è, insieme alla frequenza cardiaca, uno dei parametri che suscita maggiore interesse. Tra i 60-75enni la quota interessata al monitoraggio pressorio al polso arriva al 63%.

Occorre però distinguere tra dispositivi dotati di sistemi gonfiabili e tecnologie “cuffless”, che stimano la pressione attraverso sensori ottici e algoritmi. L’American Heart Association ha evidenziato nel 2025 che molti sistemi senza bracciale richiedono ancora ulteriori validazioni sulla precisione in condizioni reali prima di poter essere utilizzati per diagnosticare l’ipertensione o guidare una terapia. Movimento, postura, calibrazione e posizionamento del sensore possono influenzare il risultato.

La tecnologia può quindi facilitare la raccolta dei dati e ricordare all’utente di controllarsi, ma non trasforma automaticamente ogni smartwatch in uno strumento diagnostico.

La vera curiosità emersa dalle ricerche è forse proprio questa: una condizione così semplice da individuare attraverso una misurazione può restare nascosta in una quota sorprendentemente alta della popolazione. Per questo il controllo periodico, effettuato con strumenti adeguati e interpretato quando necessario insieme a un professionista sanitario, resta uno dei modi più semplici per far emergere ciò che il corpo può non segnalare chiaramente.

Questo contenuto è stato interamente generato mediante sistemi di intelligenza artificiale. Le informazioni pubblicate possono contenere errori, inesattezze, omissioni o dati non aggiornati e devono essere verificate prima di farvi affidamento.