Ryanair vola da record ma prepara i tagli: il 20% di carburante che può cambiare voli e prezzi

Ryanair vola da record ma prepara i tagli: il 20% di carburante che può cambiare voli e prezzi
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Ryanair arriva da un’estate da record, eppure si prepara a ridurre la propria offerta nei mesi più freddi. Il motivo non è un calo della domanda, ma il costo del carburante per aerei e, soprattutto, la parte di consumo che la compagnia non è riuscita a bloccare in anticipo con contratti di copertura.

Ad agosto 2026 il gruppo irlandese ha trasportato 22,2 milioni di passeggeri, il 6% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mantenendo un load factor del 96%. In pratica, quasi tutti i posti disponibili sono stati occupati. Proprio mentre il traffico cresce, però, Ryanair ha rivisto al ribasso l’obiettivo per l’esercizio che termina nel marzo 2027: da 216 a 214 milioni di passeggeri. Due milioni di viaggiatori in meno rispetto alle previsioni equivalgono, in termini indicativi, a circa 10 mila voli rispetto alla programmazione iniziale.

La curiosità è che Ryanair non deve acquistare tutto il proprio carburante ai prezzi correnti. Circa l’80% del fabbisogno dell’esercizio 2027 risulta coperto attraverso operazioni di hedging, cioè contratti che permettono di fissare in anticipo una parte dei costi. È il restante 20% a creare il problema: quando il jet fuel rincara rapidamente, quella quota diventa molto più costosa e può rendere poco convenienti alcune rotte, soprattutto tra novembre e marzo, periodo tradizionalmente meno redditizio per le compagnie europee.

Per questo la strategia non consiste necessariamente nel cancellare intere destinazioni. È più probabile che vengano ridotte frequenze su collegamenti con molti voli giornalieri o che risultano meno profittevoli in inverno. Il caso di Bergamo-Orio al Serio è particolarmente interessante. Lo scalo sta registrando numeri in crescita e rappresenta una delle basi storicamente più importanti del vettore in Italia, ma proprio l’elevato numero di collegamenti consente una maggiore flessibilità nella programmazione.

Il risultato è un apparente paradosso: gli aerei sono pieni, i passeggeri aumentano, ma alcune partenze potrebbero comunque sparire dal tabellone. A determinare la convenienza di un volo, infatti, non è soltanto il numero di persone a bordo. Contano prezzo medio del biglietto, costi aeroportuali, utilizzo degli aeromobili, tasse e soprattutto carburante.

Perché Ryanair può tagliare voli anche se gli aerei sono pieni?

Perché un elevato tasso di riempimento non garantisce automaticamente che una rotta sia redditizia. Un Boeing 737 quasi pieno può comunque generare margini ridotti se le tariffe medie sono basse e i costi operativi aumentano.

La stagione invernale amplifica questo meccanismo. La domanda leisure diminuisce su numerose destinazioni e le compagnie devono scegliere dove impiegare gli aeromobili disponibili. Ryanair punta quindi a limitare l’esposizione alle tratte che rischiano di produrre perdite, concentrando la capacità dove il rapporto tra domanda, prezzo medio e costi resta più favorevole.

La revisione della programmazione dovrebbe consentire al gruppo di evitare tra 70 e 100 milioni di euro di perdite stagionali.

Quali collegamenti italiani rischiano di perdere frequenze?

Al momento non esiste un elenco definitivo delle rotte italiane interessate. Le tratte con più frequenze giornaliere e una redditività invernale più debole sono però quelle sulle quali è tecnicamente più semplice intervenire senza eliminare completamente un collegamento.

Tra gli esempi osservati c’è Londra Stansted, collegata con aeroporti come Bergamo, Roma Ciampino, Milano Malpensa e Venezia. Da Orio, in alcune giornate, sono programmati diversi voli nella stessa direzione: ridurne uno permette di abbassare i costi mantenendo comunque disponibile la destinazione.

È quindi importante distinguere tra cancellazione di una rotta e riduzione delle frequenze. Per molti viaggiatori l’effetto concreto potrebbe essere una scelta più limitata di orari, più che la scomparsa completa del collegamento.

Perché il caso di Bergamo è così particolare?

Bergamo mostra bene quanto il problema non dipenda dalla mancanza di passeggeri. Secondo Assaeroporti, nel luglio 2026 Orio al Serio ha gestito 1.776.768 viaggiatori, con un aumento del 10,7% rispetto allo stesso mese del 2025. Nei primi sette mesi dell’anno lo scalo ha superato 10,4 milioni di passeggeri.

Anche i movimenti sono cresciuti: a luglio sono stati 10.778 tra decolli e atterraggi, +10,9% su base annua. I dati descrivono quindi un aeroporto molto utilizzato.

Proprio in uno scalo con un’offerta così ampia, tuttavia, una compagnia può intervenire selettivamente sulle frequenze meno redditizie, continuando a presidiare le destinazioni principali.

I biglietti Ryanair diventeranno più cari?

Un aumento generalizzato non è automatico, ma il rischio cresce se il jet fuel resta costoso e contemporaneamente diminuisce l’offerta di posti. Con meno capacità disponibile, la pressione al ribasso sui prezzi tende infatti a ridursi.

Il carburante è storicamente una delle principali voci di spesa di una compagnia aerea. Ryanair utilizza da anni contratti di copertura proprio per ridurre l’impatto delle oscillazioni, acquistando o fissando in anticipo parte del fabbisogno. Questa protezione, però, non elimina completamente il rischio.

Per il viaggiatore il punto da osservare è quindi l’equilibrio tra domanda e capacità. Se sulle rotte più richieste vengono eliminate alcune frequenze mentre la domanda resta elevata, trovare le tariffe più basse può diventare più difficile. Il caso Ryanair mostra così quanto un movimento del mercato energetico possa arrivare, in pochi passaggi, fino al prezzo visualizzato sullo schermo quando si prenota un volo.

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