Il cono resiste ai rincari: quanto spendono gli italiani e perché le gelaterie di paese tornano a crescere

Il cono resiste ai rincari: quanto spendono gli italiani e perché le gelaterie di paese tornano a crescere
gelaterie di paese

Il gelato continua a occupare un posto particolare nei consumi degli italiani. È un acquisto semplice, spesso deciso all’ultimo momento, ma alle sue spalle esiste una filiera composta da migliaia di laboratori, piccoli imprenditori e fornitori di materie prime. I dati più recenti mostrano un settore capace di mantenere una domanda elevata anche mentre aumentano i costi di produzione.

La spesa annua delle famiglie italiane per i gelati è stimata in 1,776 miliardi di euro. Il valore si riferisce al 2024 e comprende un mercato più ampio della classica coppetta acquistata in gelateria. Sul territorio nazionale risultano attivi 9.345 laboratori: 6.126 sono imprese artigiane, pari al 65,6% del totale. L’incidenza è oltre tre volte quella registrata dall’artigianato nell’intera economia italiana, dove la quota si ferma al 21,1%.

La distribuzione geografica aiuta a capire quanto il consumo sia radicato. La Lombardia guida la classifica con 290 milioni di euro di spesa familiare annua, seguita dal Lazio con 185 milioni, dalla Campania con 176 milioni e dalla Sicilia con 157 milioni. Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte superano ciascuno i 130 milioni. Le differenze dipendono dalla popolazione residente, dai flussi turistici e dalla densità delle attività commerciali.

Anche le province offrono dati sorprendenti. Nel Bresciano le famiglie destinano ogni anno circa 35 milioni di euro a coni, coppette e vaschette. Nel territorio operano 230 laboratori di gelateria, 165 dei quali artigiani: il 71,7%, una percentuale superiore sia alla media lombarda sia a quella nazionale. Sondrio, pur avendo numeri assoluti più contenuti, raggiunge l’81,6% di laboratori artigiani, la quota più elevata tra le province lombarde.

Questa solidità convive con una pressione crescente sui bilanci delle imprese. Rispetto alla media del 2021, i prezzi al consumo delle uova sono aumentati del 43%, quelli della frutta del 32%, dello zucchero del 31%, del latte del 25% e di cacao e cioccolato del 22%. Ogni gusto richiede inoltre energia per pastorizzazione, mantecazione, conservazione e mantenimento della catena del freddo. Il prezzo esposto sul bancone racconta quindi una struttura produttiva più complessa di quanto suggerisca un acquisto da pochi euro.

Quanto spendono davvero gli italiani per il gelato?

La risposta è quasi 1,8 miliardi di euro all’anno. Questa cifra rappresenta la spesa delle famiglie e consente di misurare un consumo che resta significativo anche nelle fasi di minore disponibilità economica.

Il gelato viene percepito come una gratificazione accessibile: costa meno di un pasto completo, può essere condiviso e non richiede una programmazione. Questa caratteristica aiuta a spiegare perché la domanda riesca a resistere ai rincari meglio di altri acquisti discrezionali. A maggio 2026, inoltre, il valore delle vendite al dettaglio dei prodotti alimentari è cresciuto del 2,5% su base annua, contro il 2,3% dei beni non alimentari.

Perché cono e coppetta costano di più?

Il prezzo aumenta soprattutto per l’effetto combinato di materie prime, energia, personale e gestione del laboratorio. Uova, latte, zucchero, frutta secca, cacao e frutta fresca incidono in modo diverso a seconda della ricetta. Pistacchio, nocciola e cioccolato richiedono ingredienti generalmente più costosi rispetto a molti gusti base o sorbetti stagionali.

Il produttore deve poi sostenere spese meno visibili: macchinari professionali, sanificazione, formazione, affitti, imballaggi e conservazione continua a temperatura controllata. Diversi artigiani hanno assorbito una parte degli aumenti riducendo i margini, mentre altri hanno ritoccato il prezzo della porzione o del prodotto venduto a peso.

Per il cliente, confrontare soltanto il costo del cono può essere fuorviante. Contano anche la grammatura, la qualità degli ingredienti, la quantità di aria incorporata e la lavorazione svolta nel laboratorio.

Dove sono concentrate le gelaterie artigiane?

La Lombardia ospita 1.587 laboratori, il 17% del totale italiano. Seguono il Veneto con 1.094 attività e l’Emilia-Romagna con 1.053. Quest’ultima conta 756 imprese artigiane, pari al 71,8%, e mostra una presenza diffusa tra città, costa, piccoli centri e aree interne.

Il Veneto registra l’incidenza artigiana più alta tra le principali regioni: 836 laboratori su 1.094, cioè il 76,5%. Piemonte ed Emilia-Romagna superano anch’essi il 70%. La geografia del settore evidenzia quindi un modello basato soprattutto su micro e piccole imprese, spesso legate direttamente al quartiere o al paese in cui operano.

Perché le gelaterie di paese attirano nuovi imprenditori?

Il laboratorio artigiano permette di unire competenza tecnica, creatività e rapporto diretto con il pubblico. Nel Cesenate vengono segnalate nuove attività anche nelle frazioni e l’ingresso di giovani interessati a trasformare il mestiere in un progetto imprenditoriale. La presenza capillare consente inoltre di intercettare residenti e turisti senza dipendere esclusivamente dai centri urbani più grandi.

Aprire una gelateria richiede investimenti e preparazione: occorre bilanciare correttamente acqua, zuccheri, grassi e solidi, gestire la sicurezza alimentare e programmare quantità compatibili con la domanda. Allo stesso tempo, il modello consente di differenziarsi attraverso materie prime locali, gusti stagionali, proposte senza lattosio, ricette vegetali e abbinamenti gastronomici.

Il gelato è ancora un prodotto soltanto estivo?

La risposta è sempre meno. Il caldo continua a determinare i picchi di vendita, ma vaschette da asporto, consegne, dessert per la ristorazione e gusti legati alle festività favoriscono il consumo durante l’intero anno. Nel Cesenate, per esempio, le associazioni di categoria descrivono la destagionalizzazione come una tendenza ormai consolidata, sostenuta dall’ingresso del prodotto nelle abitudini familiari.

Destagionalizzare significa rendere più sostenibile il lavoro delle imprese e ridurre la dipendenza da poche settimane di temperature elevate. Creme, cioccolato, zabaione, castagna e specialità ispirate alla pasticceria funzionano anche nei mesi freddi.

Il gelato resta così un piccolo piacere quotidiano, ma diventa anche un indicatore economico: misura la capacità delle famiglie di concedersi una spesa accessibile e quella delle botteghe artigiane di adattarsi ai rincari senza rinunciare alla qualità.

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