Aveva quattro ali, artigli e piume: il dinosauro che cambia la storia del volo
Aveva il corpo ricoperto di piume, denti affilati, artigli ricurvi e una caratteristica che oggi appare quasi impossibile: quattro superfici alari, formate dalle lunghe penne presenti sia sugli arti anteriori sia su quelli posteriori. Il suo nome è Norellraptor barsboldi ed è una nuova specie di dinosauro identificata grazie a un fossile eccezionalmente conservato proveniente dalla Cina.
La scoperta è particolarmente interessante perché riguarda uno dei passaggi più affascinanti dell’evoluzione: come alcuni dinosauri abbiano sviluppato strutture adatte al movimento nell’aria e quale relazione esista tra questi esperimenti evolutivi e la comparsa del volo negli uccelli.
Norellraptor apparteneva ai microraptorini, piccoli dinosauri teropodi strettamente imparentati con i dromeosauridi. Il gruppo comprende animali dall’aspetto sorprendentemente diverso dall’immagine tradizionale del dinosauro rettiliano e squamoso. Molti erano ricoperti da piumaggio e possedevano caratteristiche anatomiche che ricordano quelle degli uccelli. Lo scheletro di Norellraptor descritto dai ricercatori misura 57 centimetri di lunghezza ed è quasi completo. Le analisi microscopiche delle ossa indicano inoltre che l’esemplare aveva vissuto almeno due anni dopo la schiusa.
A rendere il ritrovamento ancora più importante è la sua collocazione nell’albero evolutivo. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications ha confrontato numerose caratteristiche anatomiche dei microraptorini con quelle degli Avialae, il ramo evolutivo che comprende gli uccelli. I ricercatori hanno individuato 194 caratteristiche evolutive associate ai microraptorini e hanno rilevato che circa il 30%, pari a 57 caratteri, compare indipendentemente anche nella linea evolutiva degli uccelli.
Il risultato suggerisce uno scenario molto più articolato di quello che si potrebbe immaginare: il volo dei dinosauri potrebbe non essere stato il risultato di un unico percorso lineare.
Perché si parla di un dinosauro con quattro ali?
Le “quattro ali” non significano che Norellraptor possedesse quattro arti anteriori. Le superfici aerodinamiche erano associate sia alle zampe anteriori sia a quelle posteriori, una configurazione già conosciuta in altri microraptorini.
Questi piccoli teropodi rappresentano uno dei casi più curiosi dell’evoluzione dei dinosauri piumati. I fossili del gruppo hanno conservato vere penne pennacee e, in alcuni esemplari, persino tracce del contenuto dell’apparato digerente. La qualità della conservazione ha permesso ai paleontologi di ricostruire aspetti dell’anatomia e dell’ecologia che normalmente scompaiono durante la fossilizzazione.
Il termine “quattro ali” va quindi interpretato in senso funzionale. Le lunghe piume degli arti posteriori potevano contribuire alla superficie aerodinamica dell’animale, creando una configurazione molto diversa dalle due ali degli uccelli moderni.
Norellraptor sapeva davvero volare?
La risposta richiede cautela. Possedere piume e adattamenti aerodinamici non significa automaticamente essere capaci dello stesso volo battuto degli uccelli attuali. Nei microraptorini sono state proposte diverse modalità di locomozione aerea, comprese forme di planata e capacità di volo più attive.
Esperimenti condotti in passato su modelli di Microraptor, uno dei rappresentanti più conosciuti del gruppo, hanno mostrato che differenti configurazioni delle ali posteriori potevano consentire una locomozione aerea efficace. La discussione scientifica riguarda però dettagli fondamentali: posizione delle zampe, modalità di decollo, controllo della traiettoria e capacità di produrre una spinta sufficiente per un vero volo battuto.
Per questo Norellraptor è importante soprattutto dal punto di vista evolutivo. Il suo scheletro conserva una combinazione di caratteristiche legate alla locomozione aerea che permette di confrontare direttamente l’evoluzione dei microraptorini con quella degli antenati degli uccelli.
Il volo potrebbe essere comparso più di una volta
È proprio questo l’aspetto più sorprendente della scoperta. Le analisi suggeriscono che microraptorini e uccelli abbiano assemblato i rispettivi apparati di volo seguendo sequenze evolutive differenti.
Esistevano due grandi possibilità. La prima prevedeva che gli adattamenti al volo fossero comparsi in un antenato comune, per poi essere ereditati, modificati o persi nelle diverse discendenze. La seconda ipotesi prevedeva invece che strutture simili fossero comparse indipendentemente.
I nuovi dati favoriscono quest’ultimo scenario: caratteristiche comparabili sarebbero state prodotte attraverso percorsi evolutivi distinti, un fenomeno conosciuto come evoluzione convergente. Lo studio rileva infatti che 57 delle 194 caratteristiche analizzate nei microraptorini compaiono anche nella linea degli uccelli, ma le sequenze con cui queste innovazioni si sono accumulate risultano differenti.
In altre parole, l’evoluzione potrebbe aver “sperimentato” più volte soluzioni per muoversi nell’aria.
Quanto era grande questo insolito predatore?
Norellraptor era decisamente lontano dalle dimensioni dei giganteschi dinosauri protagonisti dell’immaginario popolare. Lo scheletro studiato misura circa 57 centimetri, dimensioni compatibili con quelle tipiche di numerosi microraptorini.
Nonostante la taglia ridotta, era un predatore. La dentatura e la presenza del caratteristico artiglio falciforme ingrandito sul secondo dito del piede permettono di identificarlo come appartenente ai dromeosauridi, il grande gruppo di teropodi che comprende anche il celebre Velociraptor.
L’esemplare conservava inoltre parte delle impronte del piumaggio. Il fossile è custodito presso il Museum of Hebei GEO University, in Cina, ed è catalogato con il numero 130108-MHGU-F4281.
Perché questi fossili cambiano l’immagine dei dinosauri?
Per decenni dinosauri e uccelli sono stati percepiti come animali nettamente differenti. Le scoperte paleontologiche degli ultimi decenni hanno reso questo confine molto meno evidente.
I microraptorini sono un esempio particolarmente efficace: erano dinosauri piumati con anatomie sorprendentemente adatte alla vita aerea, ma appartenevano a un ramo diverso rispetto a quello da cui discendono gli uccelli moderni.
Norellraptor aggiunge un nuovo tassello a questo quadro. Il suo significato non consiste nel dimostrare che tutti i dinosauri piumati sapessero volare. Mostra qualcosa di più interessante: durante l’evoluzione dei piccoli dinosauri teropodi comparvero diverse combinazioni di piume, arti e strutture scheletriche legate al movimento nell’aria.
Il cielo del Mesozoico, quindi, potrebbe essere stato un vero laboratorio evolutivo. Alcuni esperimenti si sono estinti senza lasciare discendenti. Uno di quei percorsi, invece, ha portato agli uccelli che oggi rappresentano l’unica linea di dinosauri sopravvissuta fino ai nostri giorni.
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